giovedì 4 febbraio 2021

Vigneti, pesticidi e rospi. Cosa possiamo imparare dalla scienza?

 


Che gli anfibi siano tra gli animali maggiormente in crisi a causa delle attività antropiche è ormai cosa risaputa da anni e su cui gli scienziati di tutto il mondo hanno prodotto montagne di articoli e hanno costruito carriere accademiche. Ogni tanto una nuova ricerca fa luce su qualche aspetto fino a quel momento ignorato, magari per disattenzione, o per difficoltà tecniche nel realizzare osservazioni ed esperimenti.

Di recente mi sono imbattuto su una nuova pubblicazione  sulla rivista scientifica Ecotoxicology prodotta dai ricercatori dell’Istituto di Scienze Ambientali dell’Universitàtedesca di Koblenz-Landau, che analizza l’effetto dell’esposizione ai pesticidi sul successo riproduttivo del rospo comune (Bufo bufo) in ambiente agricolo viticolo.

Che gli anfibi non apprezzino particolarmente la presenza (e l’abbondanza) di pesticidi nelle acque e, in generale, negli ambienti in cui vivono c’è da aspettarselo. E ovviamente ciò vale non soltanto per gli anfibi, ma sicuramente per un gran numero di altri organismi , incluso l’uomo. Ciò che però Elena Adams e i suoi colleghi sono riusciti ad osservare probabilmente per la prima volta, è l’effetto sul successo riproduttivo degli anfibi in condizioni naturali. Le informazioni che oggi abbiamo sulla questione derivano infatti quasi esclusivamente da osservazioni ed esperimenti condotti in laboratorio, lasciando sempre il dubbio che le condizioni artificiali possano in qualche maniera falsare le conclusioni ottenute.

Personalmente ho sempre apprezzato le ricerche semplici, con domande chiare e metodi di analisi non troppo sofisticate, ed è per questo che la ricerca di cui vi parlo mi sembra abbia un valore aggiunto che vada oltre le frequenti conclusioni difficili da interpretare di molte pubblicazioni che popolano le riviste scientifiche.

Ebbene, i ricercatori tedeschi hanno avuto la fortuna di imbattersi, in un contesto agricolo viticolo, in una serie di stagni con varie concentrazioni di residui di pesticidi, stagni utilizzati dai rospi per riprodursi. In questo modo hanno potuto analizzare gli effetti sul successo riproduttivo in funzione della concentrazione di pesticidi presenti nell’acqua.

I risultati hanno permesso di dimostrare che a maggiori concentrazioni di pesticidi non corrisponde un minor numero di uova deposte dalle femmine di rospo, bensì una minore percentuale di fertilizzazione e una minore vitalità dei girini e quindi un minor numero di quelli che riesce a raggiungere la metamorfosi. Insomma, gli effetti principali non sembrano manifestarsi direttamente sugli adulti bensì sulle giovani leve, riducendo di fatto la fitness (il successo riproduttivo) degli adulti stessi.

Interessante direi, soprattutto alla luce del fatto che il settore viticolo coinvolge una superfice assai consistente degli agroecosistemi presenti in Europa, basti pensare che nella sola Italia le superfici vitate corrispondono a quasi 700mila ettari.

Ovviamente il problema dei residui di pesticidi nelle acque non coinvolge solo le aree agricole a vite, così come non sono interessati solo gli anfibi anzi, temo che altre tipologie agrarie possano contribuire in modo ancora più consistente. Ma al momento abbiamo questo tipo di informazioni su cui riflettere. E su cui intervenire! Perché sapere quali sono i problemi non è sufficiente. Intervenire per risolverli è la parte più importante, e anche la più difficile. Volontà politica e strategia sono fondamentali. Così come la conoscenza, e una saggia gestione del territorio che preveda l’utilizzo ponderato e attento dei fitofarmaci sono comportamenti strategici per raggiungere il corretto equilibrio tra uomo e natura.

Francesco Lillo

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